La favolosa storia delle scatole di latta
Ammirare, possedere, collezionare vecchie scatole di latta per dolciumi equivale a fare un viaggio nel tempo e nella storia industriale italiana ed europea.
Il fascino vintage di queste meravigliose scatole non si esaurisce mai, sebbene l’uso sia praticamente decaduto: lo provano le torri di latta impilate che si trovano nei mercatini, nelle rivendite dell’usato e nelle vetrine delle confetterie che vogliono riportare la suggestione dei tempi che furono.
Queste scatole, nate per conservare e vendere prodotti dolciari come biscotti e cioccolato, diventarono un nuovo potente mezzo pubblicitario per le aziende.
A fine Ottocento l’Italia recentemente unita iniziava a godere di un benessere economico crescente nella nuova borghesia più benestante; l’industrializzazione cominciava a prendere seriamente piede anche nel nord del Paese e le grandi Esposizioni mondiali come quella di Milano nel 1906 servivano proprio per mettere in mostra i ritrovati della tecnica industriale.
Tutto questo favorì lo sviluppo di quelle che erano state fino ad allora piccole realtà famigliari di produzione propria di cioccolato, biscotti e caramelle: diventarono vere e proprie industrie, dotate di macchinari all’avanguardia che sfruttavano la forza motrice del vapore.
Caffarel, Baratti, Venchi, Lazzaroni, Saiwa (Società Accomandita Industria Wafer Affini), Gentilini sono solo i nomi più famosi delle industrie che venivano fondate in quegli anni: c’era improvvisamente bisogno di contenitori da imballo solidi ma leggeri, sicuri e che non alterassero la qualità e il sapore dei prodotti dolciari, mantenendone la fragranza.
Ecco che le scatole di latta erano perfette a questo scopo, inoltre potevano essere personalizzate con il logo dell’azienda, eventualmente lo slogan, e decorate con tutta una serie di disegni ben visibili -ottima strategia di marketing ante litteram - eseguiti con la stampa litografica. Lo sviluppo di tale stampa attirò molti esperti di pubblicità che dalla carta stampata presero ad occuparsi del marketing pubblicitario su latta, delle scatole così come delle insegne. In Italia la Liguria fu capolista della industria delle insegne e delle scatole di latta tra Ottocento e Novecento.
Sulle scatole di dolciumi comparvero anche le diciture e gli stemmi relativi alla concessione di brevetti di forniture ufficiali, specie elargiti da Casa Savoia ma anche dai Papi e persino da Gabriele D’Annunzio, dal 1924 Principe di Montenevoso.


Attenzione, però: noi siamo abituati a considerare le scatole di biscotti come quelle confezioni che compriamo e portiamo a casa. Queste prime scatole in latta, chiamate spesso “lattoni” per le loro grandi dimensioni, servivano invece per la vendita del prodotto sfuso, come era d’uso una volta. Quindi il costo della loro produzione si ammortizzava grazie all’utilizzo prolungato nel tempo: una volta esaurita la vendita di tutto il contenuto, i rappresentanti si occupavano di riportare i lattoni in azienda dove venivano lavati e riempiti nuovamente di prodotto, pronti ancora per la vendita.
Ben presto, tuttavia, il successo delle scatole di latta fu tale da portare alla creazione e al commercio di scatole più piccole, idonee alla vendita individuale: erano decorate con vedute di città, paesaggi campestri, località termali, disegni e loghi e tutto quanto potesse favorire la pubblicità del prodotto dolciario.
Con l’avvento del Fascismo e i primi venti di guerra il Paese soffrì di disoccupazione e contrazione dei consumi: assieme ad Esso, molte aziende dolciarie furono costrette a chiudere, mentre altre riducevano la produzione ricorrendo all’uso di succedanei.
L’industria bellica rivendicava l’uso di tutti i metalli possibili, quindi rimanevano ben poche scatole di latta per le aziende: infatti si possono anche trovare vecchie scatole con più etichette di diverse industrie incollate una sull’altra. Al posto delle belle stampe litografiche si passò all’utilizzo delle etichette di carta, più economiche.
Durante la Seconda Guerra Mondiale i prodotti dolciari furono praticamente proibiti in quanto voluttuari e non essenziali al nutrimento.
Il dopoguerra decretò man mano la fine dell’uso della latta nella produzione delle scatole: ora si producevano in cartone idoneo agli alimenti, materiale più leggero, economico, usa e getta senza obbligo di recupero e lavaggio e relativi costi da parte dell’industria.
Oggi solo occasionalmente vengono proposte edizioni di biscotti e cioccolatini o caramelle contenute nelle scatole di latta, magari per qualche anniversario o evento epocale.
Tuttavia il fascino dei contenitori in latta vintage è immortale, tanto più che si accompagna alla storia di una intera epoca di sviluppo e crescente ricchezza dell’Italia e dell’Europa.
La delicatezza e la cura dei decori in ogni dettaglio presenti su queste scatole ci offre uno spaccato di sensibilità artistica e sociale, quindi anche commerciale, che mi piacerebbe tanto potesse essere rivalutata anche ai nostri giorni.
Per me è una festa ogni volta che trovo una scatola vecchia in buone condizioni, dove le scritte sono ancora leggibili e i colori e i decori ancora mi raccontano tanto della loro epoca, come una finestra sul passato. Se una volta conservavano biscotti, ora io le riempio di oggetti e piccoli tesori come fotografie, pignette, sassolini raccolti nelle spiagge del cuore, bigliettini, colori e pennelli, cucito …
La funzione di preservare è ancora quella: prima preservavano il prodotto alimentare, ora, per me, preservano il tempo.







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