La favolosa storia delle tazze da tè

Parecchi anni fa, avrò avuto trent’anni, ero con mia mamma a casa di una signora ultranovantenne molto dinamica, assolutamente lucida. Nella vita aveva avuto un atelier di moda di sua proprietà prima in Sudamerica poi in Italia, ed aveva conservato uno stile che andava al di là dell’abbigliamento: si estendeva in ogni aspetto, portando l’estetica e il buon gusto al rango di modo essenziale di essere.

Quel pomeriggio a un certo punto propose “prendiamo un tè” come la cosa più ovvia e normale del mondo, anziché il classico italianissimo caffè. Ricordo molto bene l’elegante e misurata velocità con la quale sul tavolo comparvero tazze e teiera vintage in porcellana a roselline, e parallelamente ricordo anche il fascino che quegli istanti ebbero su di me, giovane donna adulta.


Non mi sono mai scordata della sensazione di elegante quanto semplice convivialità, una sorta di benessere, un momento perfetto fra tre donne di tre età diverse con una buona tazza di tè in mano e la conversazione multipla (tipica femminile!) che scorreva lieta.

Forse, a pensarci bene, fu una delle prime volte che -seppur già adulta- mi sono “sentita grande” ossia nel posto giusto al momento giusto sia nello spazio che nel tempo.


Se già amavo il tè, da quel giorno penso ad Ortensia, questo era il suo nome, ogni volta che lo preparo, fosse anche una tazza solo per me davanti al pc.

E parlando di tazze, come si fa a scegliere? Sono tutte belle e piene di fascino, quelle vintage in particolare rimandano ad altri tempi e altri luoghi, alcuni addirittura lontani come l’estremo Oriente. Di mille tipi e mille materiali, quasi se ne potrebbe usare una per ogni stato d’animo.

Ed è per questo che per me passare dall’interesse per le varie tipologie di tazze da tè alla loro storia è stato praticamente tutt’uno.


Per parlare di tazze è necessario prima parlare del contenuto: nel XVI secolo si registra il primo arrivo di Camellia sinensis, questo il nome scientifico della pianta del tè, in Europa. Sembra incredibile ma in questa prima apparizione il tè rimase piuttosto raro e di nicchia, un prodotto esotico portato da missionari e viaggiatori che in Oriente era usato per lo più come medicinale.

Bisogna aspettare il 1606 per avere ufficialmente il primo carico portato dall’Indonesia da parte delle Compagnie olandesi. Sempre nel medesimo secolo la Compagnia delle Indie inglesi riceve da Elisabetta I lo status di importatore unico e successivamente, sotto Carlo II, essa introduce grandi quantità di merce proveniente da Giava.
Non è una coincidenza che la sposa di Carlo II fosse Caterina di Braganza, della famiglia reale portoghese, la cui dote includeva proprio del tè.

Arriviamo a metà del Settecento e la prima rivoluzione industriale: essa aumenta di molto la possibilità di gustare il tè, sebbene ancora appannaggio delle classi agiate, grazie a stoviglie (pottery) adatte che non andavano in frantumi con il calore. In effetti l’uso tutto inglese di aggiungere un goccio di latte nel tè proviene proprio dalla necessità di raffreddarlo per non rompere la tazza (a tale scopo si aveva l’accortezza di aggiungerlo prima di versare il tè, così da evitare lo shock termico).

Già nel 1706 Thomas Twinings aveva aperto il primo tea shop, dove le signore della buona società potevano entrare, al contrario delle precedenti coffee houses riservate ad un pubblico maschile e poco consone alle donne, secondo la mentalità dell’epoca.
Il XVIII secolo fu un periodo di grande fervore industriale e manifatturiero: nel 1748 Thomas Frye per primo arriva a produrre il materiale conosciuto come Bone China, la più resistente fra le ceramiche. La sua resistenza eccellente è dovuta ad una formulazione che prevede dal 35% al 50% di cenere di ossa animali (scarti del bestiame) – e più alto è il contenuto di ceneri di ossa maggiore è la qualità del prodotto. Per il resto è composta da caolino e al 20% di feldspato. La Bone China è ricoperta con uno smalto a piombo che rende la superficie liscia e trasparente, quasi opalescente.



La nostra timeline settecentesca continua con il 1765 quando la Regina Charlotte d’Inghilterra commissiona un servizio da tè a Josiah Wedgwood che crea una ceramica color crema particolarmente resistente, più tardi conosciuta come Queensware in onore della Regina, che contribuisce al calo dell’uso dell’argento come materiale.
Wedgwood aprirà un laboratorio a Bath nel 1772 e da lì avrà molto successo nella diffusione dei servizi da tè in questo materiale.

Ma stiamo parlando solo di tazze: e i piattini? E i manici? La curiosità storica è che l’uso dei piattini fu importato dal Giappone solo nella seconda metà del Settecento: tuttavia all’inizio essi servivano per bere il tè, poco a poco, poiché nel piattino si raffreddava più facilmente e in fretta.
All’inizio dell’Ottocento, pare attorno al 1810, fu introdotto per la prima volta un manico a lato della tazza: fu Robert Adams a pensare che in questo modo fosse più agevole tenere in mano una tazza piena di tè bollente, come iniziava ad andare di moda in Inghilterra. Infatti fino ad allora le tazze erano rimaste senza manico, alla moda orientale, poiché in Oriente il tè si beveva (e si beve tutt’ora) tiepido, quindi la tazza si può tranquillamente sostenere senza scottarsi.



La popolarità del tè cresceva rapidamente e l’invenzione dell’ironstone nel 1813 a cura di Charles Mason senz’altro regalò la possibilità alla maggior parte delle classi economiche medie di avere dignitosi servizi da tè con i quali organizzare i propri afternoon tea. L’ironstone, come la terre de fer francese, sono nomi commerciali delle ceramiche opache prodotte con argilla secondaria, ricca di ferro, più facile da reperire e da lavorare e quindi meno costosa. Per renderla economica, inoltre, questi prodotti venivano decorati con una particolare tecnica chiamata transferware che è praticamente una stampa, in alcuni casi ritoccata a mano, che riproduce su carta modelli incisi su rame. Sul mercato del brocante si trovano ancora tantissimi servizi, non solo da tè, ottenuti secondo questa lavorazione.
 

Ormai è risaputo che l’uso dell’afternoon tea fu introdotto da Anna, Duchessa di Bedford per placare quel languorino tra pranzo e cena: man mano il tè del pomeriggio si arricchisce di ogni sorta di tè, cibi salati e dolci, tutto servito in porcellane finissime . 
L’era vittoriana vide un fiorire, letteralmente, di modelli di tazze e teiere con intricati disegni floreali e colori e sfumature di tutti i tipi. Nell’Inghilterra dell’ascesa della borghesia, con lo sviluppo della società a seguito della rivoluzione industriale, tali oggetti erano anche uno status symbol che doveva riflettere la ricchezza e la posizione sociale del proprietario.
Ai giorni nostri, complice l’influenza degli Stati Uniti, sono molto in voga anche le tazze mug, usate sia per una cuppa che per il caffè americano.



Esiste una vera e propria “febbre” da collezione di teiere e servizi interi.
Riassunti per sommi capi eccoli qui:
Tazze in porcellana fine, le regine delle tazze
Tazze in bone china per calarsi nell’atmosfera English che più English non si può
Tazze giapponesi chawan, perfette per il tè verde (che si serve a 70 gradi)
Tazze da tè cinesi piccole, semplici, senza manico
Teiere in ceramica per tutti i giorni
Teiere in ghisa di fascino orientale, imbattibili per mantenere il calore
Teiere in argento o metallo di grande fascino retrò, tengono bene il calore.

Molti sono i materiali e le lavorazioni possibili, alcune più preziose altre meno, ma tutte degne di un buon tè confortante:
Porcellana: sottile, lucente, traslucida, spesso dipinta a mano.
Ceramica: più spessa e rustica, ma dal fascino intatto.
Bone China: leggera ma solidissima, ricercata tra i collezionisti.
Ghisa: pesante, mantiene il tè caldo, tipica delle teiere orientali.
Vetro: decisamente moderno, ideale per apprezzare il colore del tè.
Metallo o argento: elegante, anche ma non solo per teiere da esposizione (sì, esistono) o occasioni eleganti.

Non resta altro da fare, quindi, che rinfrescare la teiera della nonna (non c’è mai stata alcuna nonna senza almeno una teiera) ed onorare questa lunga storia con una o più di una buona tazza di tè: il servizio brocante aspetta solo noi ed i nostri momenti perfetti, scanditi dal tempo che ci vuole per goderne e per trasformarli in bei ricordi.










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